LA PAURA DEL RIFIUTO Come il timore di un esito negativo può allontanarci da ciò che desideriamo

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LA PAURA DEL RIFIUTO Come il timore di un esito negativo può allontanarci da ciò che desideriamo

Esistono situazioni in cui vorremmo tanto dire o fare qualcosa ma ci freniamo per paura. Temiamo le brutte figure, le derisioni, gli scherni, il disinteresse, l’indifferenza, i no. Possiamo riassumere il tutto con una sola parola: il rifiuto.

La paura del rifiuto può condizionare la nostra vita su più livelli, come possiamo vedere da questi esempi.

Paola ha avuto un’intuizione per lo sviluppo di un progetto che sta seguendo per lavoro. Vorrebbe parlarne al suo capo ma teme sempre di essere inopportuna e rimanda di giorno in giorno la sua richiesta. Alla sera fatica a prendere sonno perché non fa che pensare agli argomenti che potrebbero perorare la sua causa. Al mattino arriva in ufficio e si convince che la sua idea non merita di essere ascoltata. Dopo tre settimane, un collega ha un’idea simile e la comunica immediatamente al capo, che la accoglie con entusiasmo. Paola si complimenta con lui e soffre in silenzio.

Mattia va tutti i giorni a fare colazione nello stesso bar perché è lo stesso frequentato da Camilla. Ormai si vedono da un paio di mesi ma lui non riesce nemmeno a salutarla, quasi rifugge il suo sguardo. Vorrebbe tanto offrirle un caffè ma ha paura di fare una brutta impressione su di lei. Nel frattempo, Camilla si domanda perché Mattia sia così scortese nei suoi riguardi e come mai non noti i suoi sforzi per far colpo su di lui: sta iniziando a pensare di stargli davvero antipatica!

Le situazioni di Paola e Mattia fanno riferimento a contesti diversi ma sono mosse dallo stesso timore. La paura del rifiuto è una forza che ci spinge in direzione opposta rispetto agli obiettivi che vorremmo raggiungere. Ci impedisce di conseguire una situazione di benessere, felicità, gioia.

Come nasce la paura del rifiuto?
Paola e Mattia vorrebbero tanto essere come quelle persone che hanno il coraggio di farsi avanti. Si sentono dire che sono troppo timidi, che mancano di volontà, che se volessero davvero una cosa si darebbero da fare. In realtà la paura di essere rifiutati è qualcosa di più profondo che origina principalmente da tre cause:

  • Il rifiuto vissuto nell’infanzia.
    Un bambino che viene rifiutato, fisicamente o emotivamente, avrà paura di essere nuovamente respinto nel corso della sua esistenza. Le figure di riferimento sono quelle che ci aiutano a costruire un’immagine salda di noi stessi: respingendoci ci rimandano l’idea di non essere abbastanza meritevoli, belli, amabili… Ogni rifiuto è una ferita che può riaprirsi da un momento all’altro.
  • Un’autostima carente.
    Chi teme il rifuto pensa di non valere abbastanza. Questo giudizio è emesso in maniera affrettata, su parametri propri. Se noi per primi non crediamo in noi stessi, sarà difficile trovare qualcuno disposto a farlo. Se siamo fortunati da trovarlo, non crediamo di meritarcelo e facciamo di tutto per allontarnalo.
  • Le convinzioni bloccanti
    Questo punto discende dali altri due ed è ciò che in pratica ci diciamo per convincerci di non meritare qualcosa. Si tratta di asserzioni in cui affermiamo di non avere tutte quelle qualità che invece riscontriamo negli altri.
    Sono frasi come “non sono bella/intelligente/bravo/meritevole/divertente/affascinante/competente… come Pinco Pallo“. Ci bloccano, azzerando qualsiasi volontà di raggiungere un obiettivo.

Come contrastarla?
La paura del rifiuto può essere affrontata provando a spezzettarla in piccole parti:

  • Identificare il problema: prendere atto dell’esistenza di questa paura è il primo modo per affrontarla.
  • Cercare le cause: com’è iniziata questa paura? Che spiegazione potrebbe avere?
  • Rinforzare l’autostima: lavorare su di sé individuando risorse e debolezze, per potenziarsi e migliorarsi.
  • Ampliare la propria teoria sul rifiuto: sentirsi dire no non significa necessariamente essere squalificati come persona. Dietro un rifiuto possono esserci diverse motivazioni, riconducibili anche al contesto e all’altra persona. Un rifiuto, se accolto in maniera critica, può essere occasione di miglioramento.
  • Ricevere un no significa aver tentato: provare a raggiungere un obiettivo e non riuscirci subito è sempre meglio che non provarci affatto.

Quando la paura del rifiuto incide in maniera forte nella nostra vita, viviamo in una condizione di insoddisfazione, frustrazione, sconforto. Non riusciamo nemmeno a prefigurarci come potrebbero andare le cose, vediamo solo i nostri demeriti. Nel frattempo le altre persone sembrano conquistare tutto ciò che vorremmo per noi stessi con estrema facilità e questo ci butta ancora più giù.

In queste circostanze l’incontro con lo psicologo può servire a individuare le cause della paura del rifiuto, affrontarle insieme e provare a risolverle, sperimentando nuove modalità per affrontare le situazioni temute. Continuare a vedere il “no” come unico esito nella propria vita è un po’ come ridurre il proprio campo visivo, ostinarsi a guardare un frammento di cemento per terra piuttosto che l’intero paesaggio circostante.
Paola e Mattia sono due personaggi inventati, ma non surreali.

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