

Si tratta di un disturbo molto diffuso, circa il 3% della popolazione ne soffre, in particolare le donne che rappresentano il 75% dei pazienti. Si sviluppa generalmente nell’infanzia o in adolescenza e il decorso solitamente è cronico.
Il termine borderline (letteralmente “linea di confine”) in psichiatria può avere diverse accezioni. Secondo il DSM IV è un disturbo di personalità, cioè un disagio che investe le aree più importanti della vita di una persona, essendo insito nella struttura di personalità del paziente. Può anche indicare la gravità di una patologia, ponendosi come intermedio tra una nevrosi e una psicosi.
In generale potremmo definirlo come un disturbo che investe principalmente lacapacità di relazione delle persone che ne soffrono, impedendo loro di stabilire rapporti affettivi profondi e stabili nel tempo, a causa di una mancanza d’identità che li spinge a creare rapporti problematici e distruttivi, soprattutto per chi entra in contatto con loro.
La percezione di sè, il senso di identità, la forza dell’Io, nei borderline sono estremamente instabili: l’immagine di sè varia rapidamente, con continui e repentini cambiamenti dei loro valori, delle aspirazioni, degli obiettivi che si pongono. I progetti di lavoro, i partners e gli amici che scelgono, persino la loro identità sessuale possono essere diversi a distanza di poche ore. La loro caratteristica distintiva è l’impulsività: spendono grosse somme di denaro, cambiano continuamente partner sessuale, spesso abusano di sostanze stupefacenti, giocano d’azzardo, guidano in maniera spericolata, ingeriscono grandi quantità di cibo, manifestano una rabbia intensa e immotivata che li spinge a coinvolgersi in risse e scontri. Il tutto per colmare un’enorme voragine, un sentimento di vuoto senza tregua a cui non riescono a dare un senso. E l’atto estremo per riempire il baratro è il suicidio, che si verifica nell’8 – 10% dei pazienti, spesso causato da separazioni reali o minacciate, o quando sorge la possibilità di assumersi delle responsabilità.
A questo disturbo si associano spesso problematiche di ansia, instabilità dell’umore che va dal depresso al maniacale, timori ipocondriaci e, in situazioni di particolare stress emotivo, possono manifestarci sintomi psicotici transitori, come deliri paranoidi o gravi sintomi dissociativi, con idee bizzarre e inusuali.
Chi stabilisce una relazione intima con un borderline, sia esso un amico, un partner o un genitore, se la vede davvero brutta. Questi pazienti sono in grado di trascinare i loro cari in un vortice di emozioni contrastanti che oscillano tra la rabbia e il senso di colpa, in un eterno circolo vizioso difficile da interrompere.
Un borderline sceglie solitamente le persone a cui legarsi tra quelle più “abbordabili”, o perchè fragili, o perchè molto legate a loro da vincoli di affetto (la madre, una persona che li ama); quindi li attira a sè: può sedurli mostrandosi molto amorevole, paventa sentimenti esagerati che non prova, drammatizza eventi e aspetti della sua vita per manipolare chi gli si avvicina, cambia repentinamente umore e opinioni.
Quando un’altra persona si lega a lui, il borderline lo idealizza e lo fa sentire l’essere più importante del mondo; contemporaneamente gli fa il vuoto intorno, allontanando tutte le persone significative per l’altro in modo da tenerlo solo per lui, anche con la menzogna e l’inganno. Già nei primi incontri il borderline fa al partner richieste assurde: gli chiede di trascorrere molto tempo insieme, di fare cose destinate a coppie di lunga data (trascorrere le vacanze insieme, confidarsi particolari intimi della propria vita). E l’altro, inizialmente gratificato dalla magnificazione che riceve dal borderline, cade nella rete. Quando poi comincia a vedere le prime incongruenze e si ribella, incontra la protesta del borderline che continuando a manipolarlo lo fa sentire talmente in colpa da spingere l’altro a tornare sui suoi passi e a biasmarsi. Dall’idealizzazione il borderline passa alla svalutazione più estrema: la minima disattenzione del partner spinge il paziente ad accusare l’altro di trascurarlo, di non essere abbastanza presente, di averlo abbandonato. Così per il partner del borderline, s’instaura un’altalena di sentimenti che lo fa dondolare tra la rabbia e il senso di colpa, sempre più isolato dagli altri e incapace di uscire dalla trappola: è la co-dipendenza.
Il borderline farebbe di tutto per evitare l’abbandono, perchè sente che non può tenersi in piedi senza un altro significativo che si prenda cura di lui. Sono gli altri a dare senso alla sua vita. Se il partner di un borderline paventa una separazione anche breve (ad es. il rientro a casa dopo una serata trascorsa insieme, la disdetta di un appuntamento, o perfino la fine della seduta col terapeuta) il borderline manifesta un’angoscia devastante o un furore disperato, fino a minacciare o a mettere in atto comportamenti eteroaggressivi o autoaggressivi (mutilarsi, tagliarsi, fingere o mettere in atto condotte suicidarie). Vivere sereni con un borderline è pressochè impossibile: il partner dovrebbe essere a disposizione 24 ore su 24, non criticarlo mai e sottostare a regole rigide e inaccettabili. Manifestano infatti scarsa empatia, non considerando che l’altro può avere come loro dei bisogni o dei problemi.