

Un trauma è una forte esperienza negativa in grado di impedire alle persone di continuare a vivere come prima.
Parliamo di piccoli e grandi traumi.
Un piccolo trauma è un’esperienza negativa che, se non elaborata, la portiamo dentro di noi per tutta la vita, sono tanti i piccoli traumi che viviamo sin da bambini, come un’ umiliazione subìta a scuola, un rimprovero, un atto di bullismo, una caduta da una bicicletta…ecc.
“Gli eventi di vita possono provocare tanti sintomi da disturbo post traumatico da stress quanti ne può provocare un evento traumatico” Mole t al.
Una nuova esperienza viene elaborata quando ciò che è utile viene immagazzinato con le emozioni ad esso associate, così da costituire una guida per le esperienze future.
Ad esempio, un bambino può essere graffiato da un gatto, ma con un’attenzione ed una spiegazione da parte dei familiari, la paura passa e il bambino impara come poter interagire con gli animali in modo sicuro. Se non avviene una valida spiegazione e un conforto da parte dei familiari, l’ansia può aumentare e il disagio può persistere sin dall’età adulta. Per cui, ogni qual volta il bambino vede un gatto può avere paura e il ricordo del graffio è più intenso e vivo di prima. Questo evento rischia di diventare una base e attivare risposte negative quando si vivono eventi simili, ad esempio, si innesca la paura anche se il bambino vede altri animali.
Le esperienze negative disturbanti possono essere riattivate da qualsiasi stimolo che ricordi l’evento, in qualsiasi momento.
Le fobie infantili sono esperienze che non sono state elaborate in modo adattivo.
Se un adulto ricorda un atto di bullismo subito da bambino e ne sente ancora un brivido e un calore lungo il corpo, sente forti le emozioni provate, significa che il ricordo non è stato ben elaborato, ciò può essere la base di disagi psicosociali che caratterizzano la persona nel presente.
Il passato diventa presente.
Parliamo di un grande trauma quando ci riferiamo ad eventi che portano alla morte o minaccia l’integrità fisica proprie o delle persone care. Ad esempio parliamo di lutti, terremoti, guerre, incidenti stradali… la risposta a questi eventi porta nella persona paura, senso di vulnerabilità e rientra nella definizione del DSM IV – TR (2000) quando si descrive un PTSD (disturbo post traumatico da stress).
Chiaramente la risposta a tali eventi cambia da persona a persona, tutti possono subire un trauma, la cui risoluzione può essere difficile.
Siamo tutti potenzialmente vulnerabili al trauma, adulti, bambini e anziani. Ognuno di noi ha le sue risorse e la sua modalità di superare queste esperienze.
Ogni esperienza vissuta si localizza a livello cerebrale. Nel nostro cervello si sviluppano continuamente neuroni che formano delle reti neurali estremamente complesse. Ogni cellula si lega ad un’altra formando connessioni, ed è qui che risiedono i nostri ricordi.
Il passato è sempre presente e ci influenza in ogni nostro gesto o relazione.
Quando viviamo una situazione traumatica, il cervello ha bisogno di tempo per riprendersi dall’impatto dell’evento.
Un aiuto importante per ritrovare un equilibrio, viene dato da un buon supporto familiare e sociale e dalle proprie capacità di reagire.
Fondamentale per una buona ripresa dall’evento traumatico è rendersi conto che non possiamo cambiare ciò che è successo, stare fermi a pensare all’evento non aiuta ad andare verso il benessere.
Non possiamo evitare di soffrire ma possiamo decidere il livello di sofferenza.
Un trauma non è stato ben elaborato se, quando parliamo di un trauma vissuto, il livello di emotività è intenso e l’evento sembra sia accaduto da un giorno, quando invece sono passati mesi o anni. In questo caso potrebbe essere importante chiedere un aiuto. Superare il trauma vissuto aiuta la persona a riappropriarsi della propria vita.
Attraverso l’elaborazione del trauma non si cancellano i ricordi dell’evento, ma troviamo in noi le risorse che ci aiutano ad andare avanti .
Quando viviamo un trauma la prima sensazione è il forte impatto emotivo al momento dell’evento. Pensiamo ad un terremoto, le prime sensazioni vissute sono confusione, perdita di concentrazione, tremori, nausea e freddo e durano per almeno due giorni. Segue poi il pensare l’evento in maniera più lucida e questo comporta incubi, isolatezza, depressione, rabbia e ansia.
La fase successiva è cercare di capire il motivo per cui è accaduto l’evento, e iniziamo a chiederci “Perché proprio a me?”. Rimanere per molto tempo fermi su questo pensiero non ci aiuta ad andare avanti, bisognerebbe iniziare a chiedersi “Ora cosa posso fare per?”.
La situazione non si può modificare, quindi bisogna giungere all’accettazione dell’evento e delle sue conseguenze. Ma questo è molto difficile. Subentrano i sensi di colpa, anche se la situazione non poteva essere controllata, ogni qual volta che un evento ci porta al ricordo del trauma,il dolore sovrasta la capacità di reazione.
Dobbiamo accettare il fatto che non possiamo controllare tutto. Più si cerca di controllare, più aumenta l’ansia, imparare quindi a distinguere le cose che possiamo controllare da quelle che non dipendono da noi.
Un trattamento psicoterapeutico adeguato lavora sulle esperienze che hanno contribuito all’attuale condizione clinica del paziente e su quelle che sono necessarie per portare il paziente ad un solido stato di salute psicologica.
Un valido aiuto in psicoterapia è Il modello EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) , questa tecnica facilita il meccanismo di auto guarigione stimolando l’elaborazione delle informazioni nel suo cervello. Lo scopo è sentire il ricordo di esperienze traumatiche in modo non più disturbante.